C’è romanticismo e romanticismo.

Nascere con la faccia da stronza è una condanna. Lo è ancor di più essere intelligente e non avere peli sulla lingua. Io ormai ci ho fatto il callo a trovare persone che dopo un po’ che mi conoscono mi confessano la loro prima impressione: una che se la tira, una stronza, una che sta sulle sue, una che il cuore l’ha scaraventato nel bidone dell’umido e ha riempito il buco con un polaretto. Poi, a forza di parlarmi, rivalutano il mio identikit e scoprono lati di me che cozzano spudoratamente con la mia immagine da Crudelia De Mon.

Sfatiamo questo mito, nonostante tutto ho un lato romantico anch’io. Non di quelli da baci perugina, rose, improvvisate sotto casa nella notte. E’ vero che mi commuovo di più se un uomo anzichè prendermi la mano mi appiccica al muro come se fossi un poster del Cioè, è vero che mi tocca maggiormente nell’animo essere afferrata per i capelli in certi momenti piuttosto che mi si apra la porta per farmi entrare da qualche parte, è vero anche che preferisco che mi regali un paio di manette leopardate piuttosto che un trilogy, in ogni caso,nonostante sia atipico, anche  il mio è pur sempre romanticismo. Ecco, sono diversamente romantica. I miei gusti particolari, tuttavia, non mi hanno impedito di compiere struggenti atti d’amore, tipo esibirmi nella toccantissima improvvisata sotto casa citata in precedenza. Io li denuncerei tutti quei registi che continuano a proporci film dove la gente piomba a casa di altra gente nel cuore della notta, si baciano, si abbracciano, si accoppiano e si giurano amore eterno grazie a questa meravigliosa idea. Nella vita reale non è così che funziona. Io una volta l’ho fatta ‘sta genialata: non era neanche il cuore della notte, a dire il vero non era neanche mezzanotte. Mi immaginavo già il mio lui che scendeva, mi staccava un limone da farmi diventare cianotica e mi guidava al piano di sopra per una notte d’infuocato amore carnale. Le balle. Quel portatore sano di testicoli ha dato sfogo a tutta la sua becerità rispondendomi con la verve del paguro Bernardo “Uh sei sotto casa mia? Ma che caaaariiiiiiina! Certo che deve fare un freddo lì fuori, io sono nel mio lettino, con il mio pigiamino e la mia copertina! Ci sentiamo domani nè, buona serata!“. Neanche una santa avrebbe potuto evitare di maledire lui, la sua progenie e anche sè stessa per aver commesso un simile errore. E anche un’astemia sarebbe corsa al bar a consolarsi con copiose quantità di superalcolici. Rassegnati figliolo, lei non la vedrai più nemmeno in foto, accoppiati con la copertina se ti va!

In 30 anni c’è stato un solo gesto di romantico trasporto che sono riuscita a portare a termine con successo: da brava streghetta che crede nel fato, nel destino, nel karma, nella parola delle stelle, eccetera eccetera, non avevo potuto sottovalutare un evento degno del più scontatissimo film per sole donne che si potesse mai realizzare nella storia del cinema.

Durante uno dei miei tour lavorativi che mi portano spesso a visitare ogni regione del nostro bel Paese,  dalle Alpi all’Etna, continuavo ad imbattermi casualmente  in mr. sono-alto-un-metro-e-una-banana-ma-ho-un-culo-atomico-e-un-fisico-paura-quindi-chissenefrega.  Mi apparivano dappertutto, quelle due chiappe di  marmo: al ristorante a Bologna, in hotel a Firenze, per la strada a Roma, era onnipresente. Ora, io che riuscirei a non trovare due volte la stessa persona tra gli scaffali della coop, lui me lo ritrovavo ovunque, in qualsiasi città, in qualsiasi regione. E soprattutto, io che al mattino vedo ancora meno del solito, e che sono reattiva solo all’aroma del caffè, avevo scomodato le mie delicate pupille per lasciar cadere lo sguardo sul quel nanetto strafico che era già tirato a lucido di tutto punto alle 8, mentre io dovevo ancora lavarmi il muso e rimettere in riga la mia indisciplinata crestina di capelli, non potevo far finta di niente. Questo era destino. E il destino va assecondato. Quindi, dopo aver scoperto il suo nome di battesimo e la sua funzione nel mondo, attraverso una minuziosa attività di stalkeraggio a tre teste, sono riuscita a rintracciarlo. Il mio capo mi perdonerà se mi sono fatta pagare un giorno di “lavoro” per trovarmi marito, solo se lui sapesse tutta la storia potrebbe capire!!

Insomma, per farla breve, dopo settimane di rapporti epistolari e pianificazione di “vissero felici e contenti” perchè questo oh-mio-dio-è-troppo-romantico-me-lo-sento-che-è-lui, che me lo manda il destino, perchè io possa finalmente liberarmi di Uomo-Bidone stronzo n.2, alla fine ci si resce  ad organizzare per un weekend insieme, a Firenze. E qual follia più follia di quella che ti porta a salire su un treno di sabato mattina, con 3 ore di sonno alle spalle e diversi shottini di grappa che ti ballano ancora sullo stomaco, catapultarti a Firenze per circa 36 ore con uno pseudo-sconosciuto? Ebbene sì, fatto, ho fatto dell’incoscienza uno stile di vita.

Era la prima volta che facevo un colpo di testa del genere, io e la mia pigrizia facciamo fatica a trascinarci fino al bar sotto casa per un uomo. Però deve ammettere che, per quanto fosse tutto molto artefatto, costruito, pianificato e quindi abbastanza scontato (rose, porte e portiere che si aprono e si chiudono, cena a lume di candela), il brivido del fare quel qualcosa di diverso, quel qualcosa che a raccontarlo alle amiche ci restavano con gli occhi fuori dalle orbite da quanto era affascinante,  è ciò che comunque mi ha lasciato un bel ricordo, mi ha lasciata con la soddisfazione di poter aggiungere anche questa alla lista esperienza della DTT.

Ora, non è che io sia un mostro senza cuore e senza un briciolo di sensibilità, anch’io lacrimo puntualmente di fronte ad alcune puntate di Grey’s Anatomy, anch’io ho rischiato lo svenimento tutte le volte che, guarda un po’ il caso, mi imbattevo nella pubblicità della Perugina con i ragazzi – che il cielo li strafulmini – che si amano – e per di più sotto la pioggia, che se anche dovesse accidentalmente succedermi mi becco una bronchite acuta fulminante -. Anch’io ogni tanto sento quello sfarfallio nell’apparato gastrointestinale, piacevole quanto una colica notturna e accolto con la stessa gioia con cui accoglierei un calcio nei reni. Anche a me, saltuariamente, mi si dilatano le pupille dei miei begl’occhioni neri, mi si allargano le narici e mi si altera il battito cardiaco per ricordarmi che sì, sono quella roba brutta lì, infatuata. Talvolta mi capita di sentir cedere le ginocchia, e non per un vecchio infortunio al menisco, ma solo perchè deliziata con qualche frase  languida e dolce. Cioè, anch’io, occasionalmente, ho quelle nefaste tragiche sensazioni tipicamente femminili altresì conosciute con il nome di sentimenti. Io sono sensibile ai complimenti, alle coccole, alla dolcezza, e lo sono così tanto che fatico a gestire il tutto: divento rossa, inzio a balbettare, compaiono bolle ed eruzioni cutanee assortite, e tutto questo perchè, grazie alla mia faccia da stronza, non ci si può stupire che mi vengano fatti così raramente, posso capire che una persona sana di mente tema che la sottoscritta gli mozzi la testa, e quindi non ci sono abituata. E a volte mi imbarazzo, come le donne normali. E’ solo che io ai baci Perugina preferisco i panini con la salamella, alle rose preferisco una bottiglia di Nero d’Avola che-il-signore-benedica-chi-l’ha-inventato, e che in generale, alle cose da manuale preferisco quelle spontanee. E principalmente è che io sono una donna riccio, solo che il mio punto debole da nascondere sotto gli aculei non è la pancia, ma è quello che sta nella gabbia toracica.

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